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PALAZZO CAMPANARI
testi di Carlo Paolini
fotografie di Antonio Grella
Nel rione Valle, in via Umberto I, si trova la storica dimora familiare della famiglia Campanari sorta tra i secoli XVI e XVIII presso la chiesa di S. Ippolito in Veroli. Secondo alcune memorie i Campanari sarebbero oriundi di Gallipoli in Puglia; un'antica derivazione dal Mezzogiorno non va scartata perché, tra XI e XIV secolo, il nome gentilizio Campanarius è attestato più volte tanto in area laziale quanto in quella campano-pugliese anche in relazione al feudo di Campanarium presso Castelfranco in Mescano (oggi in provincia di Benevento) anticamente posto nella contea di Civitate ( oggi S. Paolo di Civitate, provincia di Foggia). Si conservano memorie documentali dei Campanari in Veroli a partire dal 1324 allorquando compare il nome di "Andrea Campanario" tra i testimoni di un atto notarile. " Antonius Andree Campanarii" ( probabilmente figlio del precedente) fu canonico dell'abbazia secolare verolana di S. Erasmo negli anni 1345-1351, notizia,questa, che ci rende certi di una distinta posizione di questo lignaggio nell'ambito della cittadina. Nel fondo pergamenaceo dell'Archivio Camapanari sotto gli anni 1476-1488, ricorrono due acquisti di immobili da parte di tale Antonio Macthie senza specificazione del nome gentilizio; ma si deve notare che il primo dei due contratti è stipulato presso la bottega dell'argentiere Bartolomeo Campanari " in platea Communis" mentre il secondo strumento localizza la dimora di Antonio Macthie proprio nella contrada Valle, dove i Campanari abitarono poi per secoli. Successivamente, dal 1518 al 1570, Tommaso Campanari, chiamato comunemente Tomeo, gettò le basi della fortuna patrimoniale dell'odierna famiglia Campanari. Egli esercitava diverse attività commerciali per cui comprò diverse botteghe. Di pari passo con la progressiva espansione dell'attività mercantile, Tommaso fa metodica compera di immobili urbani e fondi rustici e, a sottolineare l'ascesa sociale, inizia la sontuosa munificenza familiare verso i luoghi sacri. Tommaso ebbe un unico figlio, Giustino; saranno poi Francesco, Stefano, Antonio e Tommaso figli di Giustino e di "madonna" Vella Spani, a compiere un vero e proprio salto di qualità, tra affari in grande stile ed uffici tanto ecclesiastici quanto civili, che permettono loro di consolidare ed accrescere enormemente la potenza familiare. Di certo questi affari sono agevolati non poco dalle strette relazioni di Stefano e Francesco col cardinale Michele Bonelli e, più in generale, con la Curia Romana. Nel 1581 ai Campanari è rinnovata l'investitura della tenuta di Massimo ( fondo camerale posto fra Veroli, Frosinone ed Alatri), durante la recupera dei feudi da parte di Gregorio XIII; nel 1594 ottengono l'affitto generale della possidenza di Casamari proprio dal cardinale Bonelli; nel 1612 Stefano volle la ristrutturazione monumentale della dimora familiare come ricorda l'epigrafe sull'artistico portale in pietra lavorata: "Stephanus Campanarius I.U.D. AUG. F. Verulanus ac Civis Romanus, fecit Anno Domini MDCXII". Inoltre acquistano la chiesa e i fabbricati di S. Ippolito in Veroli, ceduti ai Campanari nel 1615 dal cardinal nipote Scipione Borghese, quale abate beneficiario della commenda casameriense.Tra l'altro l'acquisto di S. Ippolito e delle sue pertinenze permette di ingrandire ulteriormente la limitrofa abitazione dei Campanari, che già diventata il sontuoso palazzo gentilizio della cittadina, attraverso i già ricordati lavori compiuti da Stefano, ora comprende perfino una chiesa pubblica, privilegio veramente principesco. Nel 1753 la Tenuta fu elevata a marchesato, in un'epoca di profondo cambiamento di mentalità nella famiglia: ormai da secoli i Campanari vantavano un solido status nobiliare e un tenore di vita confacente alle primarie grandi famiglie della provincia di Campagna, Nel 1744 Agostino Campanari assume volentieri l'onere e l'onore di ospitare per qualche giorno i sovrani Francesco III duca di Modena, e Carlo III di Borbone, re di Napoli e futuro sovrano di Spagna, il quale, con proprio diploma, conferisce al palazzo Campanari -quale dimora regia- l'immunità simboleggiata dalle colonnette e dalla catena, tipico privilegio del ceto principesco romano. Nella seconda metà del Settecento, il palazzo viene ampliato con un nuovo corpo di fabbrica che comprende anche un monumentale salone di società finemente decorato, dove si tengono pure rappresentazioni musicali nelle circostanze più solenni per la città. Purtroppo, allo stato delle ricerche, rimangono pochissime tracce archivistiche di questo ampliamento, probabilmente eseguito fra la seconda metà anni '80 e i primissimi anni '90 del scolo XVIII; come possono suggerire alcuni elementi della facciata meridionale, la progettazione dell'ampliamento viene attribuita all'architetto romano Giuseppe Subleyras, allora impegnato in diversi lavori in città e nel Lazio meridionale.
Bibliografia
Soprintendenza Archivistica per il Lazio, Archivio Campanari, Inventario,a cura di Paolo Scaccia Scarafoni, Veroli 2004
M. Stirpe, Giuseppe Subleyras, architetto a Veroli e dintorni in Verulana Civitas, Anagni 1997