Menu principale:
la guida di Veroli > Edifici e Monumenti Storici
PALAZZO FRANCHI
testi di Giovanni Franchi
fotografie di Antonio Grella
Le prime notizie riguardanti palazzo Franchi risalgono al XV secolo quando, sull'attuale piazza Bisleti, esisteva un edificio di proprietà della nobile e potente famiglia dei Cercia, che si era avvicinata alla signoria di Veroli con Nicola, capitano del popolo nel 1409. L'edificio, in posizione strategica, quasi a strapiombo sulla valle del Sacco, era addossato o forse già inglobava la Porta Pìccola, ed aveva certamente una funzione difensiva, come Castel Bn'ccoli {palazzo Spani), sopra Porta Napoletana. Sul finire del Quattrocento il palazzo viene acquistato dalla famiglia Campano, a cui appartiene, per tradizione, l'umanista Giovanni Antonio Campano. La famiglia, ascritta agli inizi del Cinquecento alla Cittadinanza Romana con Fulvio, si estingue con Diambra, andata sposa nel 1553 a Giacomo Àdriano Bisleti, familiare del cardinale Farnese; da quel momento i Bisleti, di origine francese, si trasferiranno a Veroli e il palazzo1 entrerà a far parte dell'asse patrimoniale di famiglia. La famiglia Bisleti accresce il suo prestigio sociale e le fortune eeonomiche, imparentandosi nel Seicento con i Leni, patrizi romani, e inserendosi nella vita della Curia romana con numerosi prelati e vescovi, come Gianfrancesco, vescovo di Cagli e poi dì Segni (1721), e Fortunato, vescovo di Osimo. Sul finire del Seicento i Bisleti saranno ascritti alla Nobiltà Romana (1691) e a quella Napoletana (1735); Pio Bisleti fonda nel 1723 una commenda dell'Ordine di S. Stefano di Toscana. 11 20 e 21 maggio 1744 la famiglia avrà il privilegio di ospitare nel proprio palazzo Francesco 111 d'Este Duca di Modena, generale in capo dell'esercito dei Re di Mapoli. Grazie alla ricca eredità proveniente dalla famiglia Posta di Pontecorvo e alle attività finanziarie dell'ecclesiastico Michel angelo, i Bisleti compiono un ulteriore avanzamento sociale che li pone tra le prime famiglie della provincia di Campagna; a coronamento di questa fase Ferdinando Bisleti ottiene dal re di Polonia Stanislao 11 Augusto Poniatoski per sé e per i suoi discendenti - maschi e femmine - il titolo di Marchese (diploma del 30 settembre 1774). L'idea di ristrutturare e ampliare l'antico palazzo di famiglia matura proprio nel contesto del nuovo status di nobiltà titolata raggiunto dalla famiglia, che a questo punto vuole competere con le grandi famiglie feudali romane che nella provincia di Campagna avevano i loro feudi, come i Colonna, i Caetani, i Boncompagni Ludovisi, gli Sforza Cesarini, i Dona Pamphili, i Longhi ecc. Il Marchese Ferdinando, sposato con Ginevra dei Marchesi Ricci, si affida per la riedificazione della propria abitazione all'architetto romano Giuseppe Subìeyras, già allievo di Girolamo Theodoli. Impegnato in quel periodo a Roma alla ristrutturazione del palazzo dei Duchì Sforza Cesarini, Subìeyras lavora a Veroli anche al palazzo dei Marchesi Campanari e alla costruzione della monumentale Porta Romana. Nel 1778 e nell'anno successivo, il Marchese Ferdinando demolisce parte del vecchio edificio per creare una piazza antistante al corpo centrale dello stabile, l'attuale piazza Bisleti. Del 1781 è invece il primo progetto del Subìeyras che prevede la ristrutturazione del vecchio edificio e la costruzione ex nova di un'intera nuova ala, con la trasformazione delle pertinenze sulla vallata in un grande giardino. Del 1785 è l'autorizzazione comunale a costruire un 'passetto' che avrebbe dovuto congiungere il palazzo ad alcuni fabbricati antistanti sul lato della valle, che verrà però realizzato in un punto differente solo nel Novecento con la costruzione del sottopasso di Porta Piccola. Nel 1789 Giuseppe Subìeyras progetta la scala del palazzo. Nel 1794 lavora agli affreschi del piano nobile (tuttora ben conservati) il pittore Giacomo Manco, che opera anche nella farmacia della Certosa di Trisulti, e nel 1795 ì pittori Luigi Favoriti e Agostino Rinaldi. 11 grandioso progetto, degno di una residenza principesca, non verrà mai portato a termine, perché il Marchese Michelangelo - che con sua moglie Vittoria dei Marchesi Vitelleschi, Patrizia romana, vive tra Roma e Pontecorvo - esaurisce gran parte delie finanze di casa. Nonostante ciò, il cav. Moroni, nel suo Dizionario affermerà che i Marchesi Bisleti serbano "aperto all'indigenza ed al viaggiatore il loro nobile palazzo". L'ultima generazione dei Bisleti a vivere nel palazzo è quella del Marchese Giuseppe, figlio dei precedenti, e di suo fratello Gianfrancesco, figlio di Michelangelo e della sua seconda moglie, Donna Cecilia Colonna. Entrambi muoiono senza figli. Alla morte del Marchese Gianfrancesco (1889) si apre un lungo contenzioso giudiziario sulla eredità Bisleti che si chiude solo con una sentenza, nel 1902. La primogenitura Bisleti è scorporata: una metà va agli eredi testamentari dell'ultimo Marchese, l'altra metà invece agli eredi di sangue, ossia alla vedova del Conte Cerroni, sposata con l'On. Guido Baccelli, e a Edoardo Franchi che eredita il palazzo. 1 Franchi sono tra le famiglie più antiche di Veroli: un Leone detto Franco viveva in Veroli nel 974 e un altro, Anastasio di Landò Franchi, è qualificato come dominus in una pergamena del 1243. Forse durante l'epoca dello Scisma la famiglia si trasferisce a Sgurgola, nella diocesi di Anagni, dove è ricordato il nobiìis magister (nobile maestro) Pietro di Antonio (1407). Da qui i Franchi si trasferiscono a Roma, dove Giovanni è creato Cittadino Romano; suo fratello Pietro, molto vicino al cardinale Giambattista Savelli, torna a Veroli nel 1499. Antonio fonda a Veroli nel 1538 una delle più antiche scuole private del Lazio, il Ginnasio Franchi. 1 Franchi si estinguono con Elisabetta. Suo marito, "Manilio Giannuzzi di Cori, celebre giureconsulto, è governatore di Veroli e dell'intera provincia di Campagna (1560), quindi uno degli uomini di fiducia di papa Gregorìo Xlll Boncompagni. 1 loro figli prendono il nome Franchi: mons. Pietro è vescovo di Al atri (1574), Antonio è creato Conte Palatino (1582) e Costanzo è Nobile Romano (1600). Da Giambattista Franchi - che sposa Claudia Caetani, discendente ed erede di un ramo della grande famiglia feudale di papa Bonifacio Vili - derivano tutti gli attuali Franchi di Veroli che hanno abitato per secoli il palazzo, accanto alla cattedrale di S. Andrea. Ai primi del Novecento Raniero e suo figlio Fabio Massimo iniziano i lavori di ristrutturazione dei pavimenti, delle scale che conducono al piano nobile e al secondo piano, e trasformano le pertinenze del palazzo sul iato della valle in più terrazze e nel giardino; infine, negli anni '30, creano un 'passetto' che unisce - sempre sul lato della valle - il palazzo alle terrazze e al giardino, assecondando in questo modo, un'idea che risaliva a! progetto del Subleyras.